Il nome può far sorridere chi non lo conosce, ma per tante famiglie italiane le fave dei morti sono il profumo dei primi giorni di novembre. Sono piccoli biscotti di mandorle, croccanti in superficie e morbidi al centro, preparati tradizionalmente per la commemorazione dei defunti, il 2 novembre. Con questa ricetta vista online, le abbiamo testate con il Bimby: ottime!
Fave dei morti alle mandorle con il Bimby
Cosa ci occorre per le fave dei morti con il Bimby
- 200 g mandorle intere con la buccia
- 100 g zucchero semolato
- 100 g farina 00
- 1 uovo
- 20 g burro oppure 15 g olio di semi di girasole
- 1 cucchiaino di cannella in polvere facoltativo
- 1 cucchiaino di lievito per dolci
- Scorza grattugiata di ½ limone
Come preparare le fave dei morti con il Bimby
- Inserire le mandorle nel boccale del Bimby e tritarle per 5 secondi con la funzione Turbo. Il risultato dovrà essere una granella piuttosto fine. Trasferirla in un recipiente e tenerla da parte.
- Introdurre nel boccale lo zucchero e la scorza di mezzo limone, prelevando soltanto la parte gialla. Azionare per 10 secondi a velocità 8-9, fino a ottenere uno zucchero profumato e finemente tritato.
- Incorporare le mandorle precedentemente preparate, l’uovo, il burro, la farina e il lievito per dolci. Se si desidera utilizzare la cannella, incorporarla adesso.
- Azionare il Bimby per 10 secondi a velocità 5-6, fino a raccogliere gli ingredienti in un impasto compatto.
- Trasferire il composto su una spianatoia leggermente infarinata e riunirlo con le mani, evitando di lavorarlo troppo a lungo.
- Per modellare le fave dei morti, è possibile ricavare un cordoncino di pasta, dividerlo in piccoli segmenti e assottigliarne leggermente le estremità.
- In alternativa, staccare piccole porzioni di impasto, arrotondarle tra i palmi e schiacciarle delicatamente fino a formare dei dischetti.
- Sistemare i biscotti su una teglia rivestita con carta forno, lasciando una piccola distanza tra un pezzo e l’altro.
Come cuocerli
- Preriscaldare il forno a 170°C.
- Cuocere in forno a 170°C per circa 12-15 minuti. Le fave dei morti dovranno risultare leggermente dorate.
- Appena sfornate potrebbero apparire ancora morbide: lasciarle raffreddare completamente, affinché acquistino la loro consistenza definitiva.
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Perché si chiamano fave dei morti: un legame che arriva dall’antichità
Per capire il nome di questi biscotti bisogna tornare indietro di oltre duemila anni. Nell’antichità la fava, il legume, era strettamente legata al mondo dei morti. Per molti popoli del Mediterraneo i suoi fiori, bianchi con una macchia nera, e il suo baccello scuro evocavano il lutto e l’aldilà. Nella Grecia antica i seguaci di Pitagora si rifiutavano di mangiare le fave, e tra le spiegazioni tramandate c’è la credenza che contenessero le anime dei defunti.
I Romani avevano persino un rito preciso. Durante le Lemurie, le feste di maggio dedicate agli spiriti dei morti, il capofamiglia si alzava a mezzanotte e gettava alle sue spalle delle fave nere, pronunciando una formula per placare i lemuri, le anime inquiete, e allontanarle dalla casa.
Con il passare dei secoli, e con l’affermarsi del cristianesimo, il legame tra fave e defunti è sopravvissuto in forme diverse. In molte zone d’Italia si distribuivano fave e legumi ai poveri nei giorni della commemorazione dei morti, come gesto di carità e di memoria. Poi, lentamente, le fave vere hanno lasciato il posto a dolcetti che ne imitano la forma, preparati con mandorle, zucchero e spezie.
Oggi le fave dei morti si preparano in tante regioni, ognuna con la sua versione. A Roma sono un classico delle pasticcerie di inizio novembre. In Lombardia e in Veneto si trovano in tre colori, bianche, rosa e marroni, colorate con l’alchermes e il cacao. A Venezia si chiamano fave veneziane e sono piccole palline dai colori pastello. In Umbria e nelle Marche si arricchiscono a volte di pinoli, in altre zone di maraschino o di cannella.
Le fave dei morti si conservano a lungo in una scatola di latta, anche una o due settimane, e diventano un piccolo regalo perfetto da portare a parenti e amici.
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In alcune ricette, le immagini hanno una funzione puramente illustrativa. Ogni preparazione è testata con cura, ma il risultato finale può variare in relazione agli ingredienti disponibili e alle diverse attrezzature presenti nelle proprie cucine.




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