Alla “beccafico”, ma al posto del pesce prova le melanzane e non te ne pentirai

Rotolini di melanzana grigliata che racchiudono un ripieno croccante e agrodolce di pangrattato, pinoli e uvetta: le melanzane a beccafico sono un piatto siciliano ricco di sapore e di storia, perfetto per portare in tavola i profumi della Sicilia. Abbiamo scoperto la rivisitazione del piatto senza il pesce, e da allora lo abbiamo riproposto spesso!

Melanzane a beccafico con uvetta e pinoli

Melanzane a beccafico: involtini siciliani di melanzana grigliata con pangrattato, pinoli e uvetta. Un classico agrodolce dal nome curioso
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Preparazione 30 minuti
Cottura 35 minuti
Tempo di riposo 15 minuti
Tempo totale 1 ora 20 minuti
Portata Secondi piatti
Cucina siciliana
Porzioni 6
Calorie 210 kcal
Ingredienti  
Cosa ci occorre per le melanzane a beccafico
  • 1 melanzana grande circa 360 g
  • 100 g pangrattato
  • 60 g uvetta
  • 50 g pinoli
  • 40 g pecorino grattugiato
  • 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • Prezzemolo q.b.
  • Sale fino q.b.
  • Pepe nero q.b.
Preparazione della ricetta
 
Come preparare le melanzane a beccafico
  • Lavare la melanzana, asciugarla ed eliminare il picciolo. Tagliarla nel senso della lunghezza a fette spesse circa 1 cm, ricavando circa 6 fette.
  • Sistemare le fette su un vassoio, aggiungere sale fino e coprire con pellicola alimentare. Lasciarle riposare per 15 minuti, così perderanno parte dell’acqua di vegetazione.
  • Nel frattempo mettere l’uvetta in ammollo in acqua tiepida, in modo che diventi più morbida.
Come preparare il ripieno
  • Scaldare in padella una parte dell’olio extravergine d’oliva.
  • Aggiungere il pangrattato e i pinoli, poi tostare a fiamma moderata per pochi minuti, mescolando spesso. Il composto dovrà profumare e prendere colore, senza scurirsi troppo.
  • Trasferire il pangrattato tostato con i pinoli in un recipiente e lasciarlo raffreddare. Aggiungere il pecorino grattugiato, il prezzemolo tritato e un po’ di pepe nero. Mescolare.
  • Sciacquare velocemente le fette di melanzana per eliminare il sale in eccesso e tamponarle con carta da cucina.
  • Scaldare una piastra e grigliare le melanzane su entrambi i lati, finché saranno morbide e flessibili.
Come cuocerle in forno
  • Preriscaldare il forno a 200°C.
  • Distendere le fette grigliate su un tagliere. Distribuire su ciascuna un po’ di panatura, aggiungere l’uvetta ben scolata e arrotolare partendo dal lato più corto.
  • Fermare ogni involtino con uno stecchino, se necessario.
  • Rivestire una teglia con carta forno e sistemare sopra gli involtini. Completare con la panatura rimasta, un filo d’olio, poco sale e pepe.
  • Cuocere in forno statico a 200°C per circa 20 minuti, finché la superficie sarà dorata.
  • Servire le melanzane a beccafico calde o tiepide.
Melanzane a beccafico con uvetta e pinoli, ingredienti
Melanzane a beccafico con uvetta e pinoli, ingredienti

Perché si chiamano “a beccafico”: il nome curioso di un piatto siciliano

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Il nome di questo piatto, “melanzane a beccafico”, incuriosisce e diverte, e nasconde una storia affascinante legata alla tradizione culinaria siciliana. Deriva dal nome di un piccolo uccello, il beccafico appunto, un uccellino selvatico particolarmente ghiotto di fichi e altra frutta, da cui prende il nome.

Ma cosa c’entra un uccellino con un piatto di melanzane, o più tradizionalmente di sarde? Per capirlo, bisogna risalire alle origini di questa ricetta e alla storia della cucina siciliana. Il piatto originale e più celebre da cui deriva questa preparazione è infatti quello delle “sarde a beccafico“, uno dei piatti simbolo della cucina siciliana, in cui le sarde vengono aperte, farcite con un ripieno di pangrattato, pinoli, uvetta e altri ingredienti, e poi arrotolate e disposte in teglia.

Anticamente, il beccafico era un uccello molto pregiato e ricercato, considerato una prelibatezza e consumato dalle classi aristocratiche e benestanti, che amavano gustarlo arrostito. Questi piccoli uccelli venivano tradizionalmente cucinati e serviti interi, e il loro aspetto, una volta preparati e arrotolati, ricordava proprio la forma delle sarde farcite e arrotolate.

Il popolo, che non poteva permettersi il costoso beccafico, avrebbe quindi creato una versione “povera” del piatto, utilizzando le economiche e abbondanti sarde al posto del pregiato uccello, ma dando alla preparazione una forma che ricordasse proprio quella del beccafico cucinato. Da qui il nome “sarde a beccafico”, ovvero sarde preparate “alla maniera del beccafico”.

— In alcune ricette, le immagini hanno una funzione puramente illustrativa. Ogni preparazione è testata con cura, ma il risultato finale può variare in relazione agli ingredienti disponibili e alle diverse attrezzature presenti nelle proprie cucine.

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