Il Philadelphia in cucina ha una storia particolare. Nato negli Stati Uniti nel 1872 come formaggio cremoso da spalmare sul pane, è arrivato in Italia negli anni Settanta e ha trovato un terreno fertile inaspettato. Era un prodotto industriale, americano, lontano dalla tradizione italiana, eppure è entrato in poco tempo nelle abitudini di milioni di famiglie italiane, soprattutto come base per condimenti veloci della pasta.
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I puristi della cucina italiana lo guardano ancora con un certo sospetto: non è un formaggio tradizionale. Eppure funziona, e questo basta. Le pasta veloci con il Philadelphia si fanno in tutte le case italiane da decenni: con il salmone affumicato, con la rucola, con i pomodorini, con le noci, con il prosciutto cotto.
Sui social, abbiamo trovato un’idea deliziosa per la pasta della domenica, veloce ma squisita: una crema con pistacchi e zucchine. Vi abbiamo incuriositi? Ecco la ricetta.
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Pasta cremosa con zucchine, pistacchi e Philadelphia
- 320 g pasta
- 2 zucchine
- 60 g pistacchi sgusciati non salati
- 150 g Philadelphia
- 40 g parmigiano reggiano o grana padano grattugiato
- 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
- Sale q.b.
- Mettere sul fuoco l’acqua per la pasta e salarla al bollore.
- Nel frattempo lavare le zucchine, spuntarle e tagliarle a dadini piccoli o a mezze rondelle sottili.
- Scaldare 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva in padella e cuocere le zucchine con un pizzico di sale, lasciandole dorare senza sfaldarle.
- Dovranno restare morbide ma ancora riconoscibili.
- Preparare la crema frullando Philadelphia, pistacchi, parmigiano o grana padano, 1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva e poca acqua di cottura della pasta.
- Lavorare fino a ottenere una salsa liscia, densa e brillante.
- Cuocere la pasta al dente e conservare altra acqua di cottura prima di scolarla.
- Trasferirla in una terrina capiente o nella padella a fuoco spento, aggiungere la crema ai pistacchi e mescolare.
- Unire acqua di cottura poco alla volta (circa un mestolo), finché il condimento diventerà vellutato e avvolgerà bene la pasta.
- Aggiungere le zucchine dorate solo alla fine, così manterranno consistenza e colore. Completare con qualche pistacchio tritato grossolanamente e servire subito.

Pasta con il pistacchio, quello di Bronte rimane l’oro della Sicilia
Quando si parla di pistacchi in cucina italiana, c’è un nome che torna sempre: Bronte, piccolo comune in provincia di Catania, alle pendici dell’Etna, dove da secoli si coltiva quello che molti considerano il miglior pistacchio del mondo. Il pistacchio di Bronte ha ottenuto la DOP (Denominazione di Origine Protetta) nel 2009, riconoscimento che tutela ufficialmente la sua qualità e provenienza.
La storia di questo pistacchio è strettamente legata al territorio vulcanico: i pistacchi crescono sui terreni lavici dell’Etna, in condizioni difficili e con rese molto basse, che però producono frutti di qualità eccezionale. La raccolta avviene ogni due anni tra fine agosto e settembre, ed è ancora oggi quasi interamente manuale.
Il pistacchio di Bronte si distingue dagli altri pistacchi per il colore – verde intenso, più scuro di quasi tutte le altre varietà – e per il sapore, dolce e aromatico, meno legnoso e più burroso di quello dei pistacchi che troviamo comunemente al supermercato. I pistacchi americani sono quelli più diffusi nei supermercati italiani: costano meno, hanno un colore più chiaro tendente al verde-giallo, una consistenza meno cremosa e un sapore più neutro.
I pistacchi iraniani e turchi hanno qualità più alta dei californiani e sono i secondi più usati in Europa: colore più verde, sapore più intenso, ma comunque diversi dal Bronte. Il pistacchio di Bronte rappresenta meno dell’1% della produzione mondiale, ed è quasi tutto destinato alla pasticceria di alta gamma e alla ristorazione siciliana.