Non ci vuole molto per preparare questi deliziosi tartufini: in meno di dieci minuti l’impasto è pronto, si modella a forma di palline, si raffredda in frigorifero e poi rotola nel cacao amaro. I tartufini al cioccolato con il Bimby sono il dolcetto che non richiede forno, cottura o abilità particolari. Si conservano in frigorifero per giorni, migliorano dopo qualche ora di riposo: questa è decisamente una ricetta che è meglio preparare la sera prima, non all’ultimo minuto. Noi l’abbiamo trovata sui social: provata e approvata!
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Tartufini con il Bimby
- 200 g biscotti secchi tipo petit
- 200 g formaggio spalmabile
- 100 g cioccolato fondente
- Cacao amaro q.b.
- Mettere nel boccale i biscotti secchi e tritarli per 6 secondi a velocità 4.
- Non dovranno diventare una polvere troppo fine: qualche pezzetto renderà i tartufini più piacevoli.
- Trasferire in un recipiente e tenere da parte.
- Sistemare nel boccale il cioccolato fondente a pezzi e tritare per 5 secondi a velocità 5. Sciogliere poi per 5 minuti a 50°C, velocità 3, fino a ottenere una base fluida e uniforme.
- Aggiungere i biscotti tritati e il formaggio spalmabile.
- Mescolare per 10 secondi a velocità 3, poi raccogliere il composto sul fondo con la spatola e ripetere ancora per 10 secondi a velocità 3.
- Il risultato dovrà essere morbido, compatto e abbastanza lavorabile.
- Prelevare piccole porzioni di impasto con un cucchiaio e modellare le palline con le mani.
- Sistemarle su un vassoio rivestito con carta forno e trasferirle in frigorifero per circa 2 ore, così si rassoderanno bene.
- Riprendere i tartufini ormai freddi e passarli nel cacao amaro, facendolo aderire su tutta la superficie.
- Conservarli in frigorifero fino al momento di servirli.

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Le origini dei tartufini: una storia italiana di cioccolato e creatività
Il tartufino al cioccolato è un dolce relativamente recente nella storia della pasticceria italiana: nasce nella seconda metà del Novecento, quando la diffusione del cioccolato fondente nelle case italiane rese possibile preparazioni casalinghe che prima erano prerogativa esclusiva dei pasticcieri.
Il nome “tartufo” deriva dalla somiglianza visiva con il fungo pregiato: superficie scura e irregolare data dal cacao amaro, forma arrotondata e leggermente imperfetta. Non è un caso che il termine compaia in diverse preparazioni dolciarie italiane, dal celebre “tartufo di Pizzo” calabrese, un gelato ricoperto di cioccolato fondente inventato negli anni Cinquanta nella cittadina calabrese di Pizzo Calabro, a cui va riconosciuta la paternità del gelato tartufato artigianale, ai tartufini al rum della tradizione piemontese, dove il cioccolato fondente incontra i biscotti secchi e l’alcol in un impasto denso e profumato.
La versione senza rum, accessibile anche ai bambini, si è diffusa nelle cucine casalinghe italiane soprattutto dagli anni Settanta in poi, quando le prime ricette “da frigorifero” iniziarono a circolare tra le famiglie: preparazioni veloci che non richiedevano il forno e che riuscivano a trasformare ingredienti semplici in qualcosa di presentabile e goloso. Oggi i tartufini sono presenti in quasi ogni ricettario italiano di dolci facili.