La cacio e pepe è l’essenza stessa della romanità a tavola: pochi ingredienti che però, se trattati con rispetto, creano davvero un piatto indimenticabile. Spesso ci spaventa perché quella cremina perfetta sembra un miraggio irraggiungibile, pronta a stracciarsi o a trasformarsi in un blocco unico appena ci distraiamo un attimo. Questa ricetta ha una spinta in più: a preparare la crema sarà il nostro Bimby e – sì! – ci permette davvero di portare in tavola un piatto da trattoria a Trastevere. Vi lasciamo alla ricetta che abbiamo trovato sui social.
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Cacio e pepe con il Bimby
- 750 g acqua
- 180 g pecorino romano grattugiato
- 320 g spaghetti
- Acqua di cottura q.b.
- Sale q.b.
- Olio extravergine di oliva q.b.
- Pepe nero in grani va bene anche in polvere q.b.
- Mettere nel boccale del Bimby il pepe nero in grani insieme al pecorino romano grattugiato, quindi polverizzare per 20 sec, vel 10, fino a ottenere una miscela fine e ben amalgamata.
- Trasferire il composto in un recipiente e tenere da parte, senza lavare il boccale.
- Versare nel boccale l’acqua con un pizzico di sale (circa un cucchiaino) e un cucchiaio di olio evo e portare a ebollizione per 9 min, 100°, vel 1.
- Unire gli spaghetti dal foro del coperchio e impostare la cottura per il tempo che si trova sulla confezione, 100°, antiorario, vel soft, mantenendo la pasta al dente.
- Prelevare e tenere da parte un po’ di acqua di cottura, quindi verificare che sul fondo resti una quantità sufficiente di liquido per creare la crema.
- Aggiungere gradualmente il mix di pecorino e pepe e mantecare per 1 min, antiorario, vel soft, senza temperatura, versando poca acqua di cottura alla volta fino a ottenere una consistenza cremosa e avvolgente.
- Trasferire immediatamente nei piatti e completare con una macinata di pepe fresco prima di servire, insieme ad altro pecorino, se gradito.

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Cacio e pepe, storia di un piatto antico
Dietro questa apparente semplicità si nasconde la vita dura dei pastori dell’Agro Romano durante la transumanza. Nei loro lunghi spostamenti tra i pascoli di montagna e quelli di pianura, avevano bisogno di alimenti che durassero nel tempo e fornissero l’energia necessaria per affrontare la fatica e il freddo pungente. La pasta essiccata, il sacchetto di pepe nero in grani e le forme di pecorino rispondevano perfettamente a queste esigenze: ingredienti poveri, facili da trasportare nelle bisacce.
Sul formaggio, invece, il dibattito resta aperto e accende gli animi quasi quanto una discussione calcistica. La dottrina vorrebbe il pecorino romano DOP stagionato almeno otto mesi come unico protagonista indiscusso, ma molti chef oggi sperimentano blend diversi.